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FUTURA

La nuova Newsletter di Corriere della sera

Il 2 Dicembre 2016 nasce Futura, la nuova Newsletter settimanale di Corriere della Sera,

uno spazio che ospita racconti in prima persona, interviste approfondite, illustrazioni.

LA MIA VITA IN UN PROMEMORIA

Illustrazione realizzata per il numero 150  “Hai dimenticato il profumo del primo bacio?”

Un bellissimo racconto firmato Andrea De Cesco intitolato “La mia vita in un promemoria” ci racconta quanto poco ci stia rimanendo, della nostra memoria.

 

“La bellezza di creare relazioni e legami occhi negli occhi.
La fantasia indispensabile per inventarci i nostri personali antidoti alla noia.
La curiosità verso ciò che succede all’aria aperta.
La voglia di fare movimento.
L’ambizione di scoprire il mondo, per davvero.
La capacità di tenere il mento sollevato e il collo dritto per un’intera giornata o quasi.
Il desiderio di proteggere la nostra privacy.
La noncuranza verso modelli di bellezza stereotipati.
L’attenzione necessaria per guidare senza rischiare di fare un incidente.
Probabilmente ho dimenticato qualcosa in questo elenco di ciò che gli schermi digitali, e il cellulare in particolare, ci hanno sottratto. Di sicuro c’è un altro, preziosissimo elemento che bisognerebbe aggiungere.
La memoria.
Gli smartphone ci hanno rubato la memoria.
Anzi, non è che ce l’hanno rubata. Gliel’abbiamo regalata. “

CHE NON TI SCIVOLI NEL GUADO IL MIO PIEDE

Illustrazione realizzata per il numero 142  “La grazia di avere un amico”

Un bellissimo racconto sull’amicizia e il potere maestoso della natura di Margherita Belardetti

“Il prato è fitto di fiori.
Lo so, è un pensiero ingenuo ma, se avessi a cuore la dimostrazione dell’esistenza di un essere superiore, snobberei d’istinto l’argomentare aguzzo della filosofia, i sofismi della mente e guarderei questi fiori. Questi accostamenti di colore. Giallo e azzurro, magenta e bianco, viola e rosa…”

UNA CONFRATERNITA DI IDIOTI.

Illustrazione realizzata per il numero 130  “Tutti i maschi sono soli ”

Dal n. 130 di Futura, la mia illustrazione all’articolo di Andrea Marinelli ‘Una confraternita di idioti'”.

“In quel campus troppo di sinistra, in quella sera di inizio millennio, io e il mio amico ci sedemmo su un divanetto in similpelle nero, sporco di birra e altri liquami appiccicosi, senza scegliere nessuna ragazza. Discutevamo poco sobri con l’ennesima tazza di pessimo vino fra le mani, mentre due confratelli giocavano a Beirut cercando di centrare, da un lato all’altro del tavolo, dei bicchieri di plastica pieni di birra con una pallina da ping pong. Chi ci riusciva obbligava l’avversario, non proprio riluttante, a bere. Il gioco aveva un nome straordinario che, secondo un articolo pubblicato nel 2004 dal «Daily Princetonian», fu inventato nel 1985 dal presidente di una confraternita dell’Università di Lehigh, non distante da Swarthmore. «Era un’analogia fra le palline da ping pong che volavano sopra il tavolo atterrando dalla parte dell’avversario e l’idea che gli Stati Uniti dovessero bombardare Beirut» dopo l’attentato di Hezbollah che nel 1983 era costato la vita a 241 marines nella capitale libanese. Inizialmente doveva chiamarsi Libya, come la nazione appena bombardata da Reagan, ma non suonava bene e ripiegarono sul Libano. «Magari non sapremo mai le vere origini del gioco Beirut», scriveva l’autrice Laura Berner, all’epoca studentessa al secondo anno. «Quello che sappiamo, però, è che fu frutto dell’ingegno di qualche confratello attento agli affari esteri che sentì la necessità di collegare la cronaca a uno sport da ubriaconi: che tu vinca o perda, vieni comunque bombardato».

LA LEZIONE NASCOSTA NELLE MIE CICATRICI

Illustrazione realizzata per il numero 103  “Le ferite di Emma, e le nostre ”

In occasione dell’uscita di «Boom», la rivista con 8 racconti scritti da Emma Marrone che accompagna il progetto discografico della cantante «Essere qui – Boom edition»,  in anteprima su Futura uno dei brani di Emma, per cui ho realizzato quest’illustrazione supercolor.

“Io non ci sono voluta stare tra le righe, mi è sempre piaciuto muovermi a zig-zag, non sono brava a seguire le mode e le tendenze, e mi circondo di collaboratori poco avvezzi allo star system, ma che amano questo lavoro quanto me e cercano di farlo con qualità e rispetto, senza prevaricare la mia natura artistica… Io non voglio essere la «migliore», io voglio essere felice.
Io non voglio sgomitare, passando sul mio stesso corpo, per arrivare prima, io voglio cantare le canzoni e basta.”

HO TRADITO IL POPOLO PER UN BACIO ALLA LUCE DI UN FARO

Illustrazione realizzata per il numero 86 “E ora, fa’ una pausa  ”

In un meraviglioso testo Cinzia Leone racconta di quando andò in campeggio a Capraia con dei ragazzi di Servire il Popolo,  per poi decidere di mollarli per trascorrere la notte con un tizio conosciuto sul battello.

Pubblicato su Liberi Tutti, inserto del Corriere della Sera dedicato al tempo libero.

“Il salto dai boyscout alla politica per me avvenne in modo indolore. Era facile in quegli anni fin troppo collettivi e pronti alle utopie. A convincere mia madre a mandarmi in campeggio a Capraia fu Giovanni, il figlio della sua migliore amica. Delle Guardie rosse e di Servire il popolo non sapevo nulla e facevo confusione tra Mao e Baden-Powell, ma quella con Giovanni e i suoi amici sarebbe stata la mia prima vacanza senza i genitori. Non dovetti convincerla a farmi salire sul trampolino, ma il tuffo fu io a farlo.”

NOI, DONNE TWISTER PERSE TRA I SENSI DI COLPA

Illustrazione realizzata per il numero 81 “Programmati per sentirci in colpa ”

Lo straordinario testo di Roberta Marasco parla delle donne della sua generazione, quella dei nati negli anni Settanta.

Dopo i Baby Boomers e prima dei Millennials, c’è stata la generazione Twister, la mia, nata negli anni Settanta da genitori che avevano incrociato il Sessantotto quando non erano abbastanza giovani da lasciarsi travolgere, ma neanche abbastanza vecchi da poterlo ignorare. Una generazione educata da nonne che ti insegnavano a lasciare che gli uomini credessero di comandare e da madri che scalpitavano insofferenti e parlavano di realizzazione femminile, ma riattaccavano il telefono quando sentivano il marito rientrare.”

IN GIAPPONE HO IMPARATO A LEGGERE L'ARIA

Illustrazione realizzata per il numero 64 “In Giappone ho imparato a leggere l’aria ”

Il bellissimo racconto autobiografico di Laura Imai Messina racconta cosa significhi, profondamente, vivere in Giappone.

“Chi ero prima di partire? È bello poter rispondere che non lo so.

Questo popolo mite mi ha insegnato la cautela, mi ha convinta alla calma, che la fretta nel giudizio è fraintendimento e che questo porta sofferenza. Ho imparato la pazienza, la danza allentata nei rapporti d’amicizia, di un amore che comincia, una panoplia di gesti in cui ci si approssima ad un altro, annunciandosi piano, aspettando il turno di parola. La conversazione in giapponese è un continuo calibrare, lo è anche il pensiero. Sono ingredienti pesati al grammo in cucina, la preparazione di un dolce complicato.

Mai una gara, perché chi vince perde comunque.”

IL SENSO NASCOSTO DELLA STORIA

Illustrazione realizzata per il numero 50 “Il giorno in cui sfiorai il seno  del mio amico”

In un meraviglioso testo Massimo Governi racconta di quando, a 18 anni, rincontrò Luca: il suo amico dell’infanzia,

che ricordava come un portento in grammatica  e nel nuoto, era diventato un barbone.

“Osservavo i suoi capelli così biondi da sembrare bianchi, le sue spalle squadrate e le lentiggini sul viso come macchioline di banana matura, lo ascoltavo mentre mi raccontava delle sue sfiancanti gare di nuoto e mi parlava degli avverbi e delle congiunzioni coordinative che indicano una frattura temporale («improvvisamente», «d’un tratto»). 

Non ricordo altro. Per anni non l’ho più visto perché i miei genitori «improvvisamente» hanno venduto la casa al mare e io ho smesso di andare al Circeo. Seppi da qualcuno che aveva quasi vinto il titolo italiano nel gran fondo, ed era stato convocato per i mondiali. Poi più niente.”

LA MIA MUSA (MASCHIO) RESPIRA BENE

Illustrazione realizzata per il numero 40 “I razzisti non vanno in letargo”

In un bellissimo saggio personale, Ida Bozzi parla della propria Musa: un attore

tedesco in cui si è imbattuta su YouTube mentre – sull’orlo della disperazione – cercava ispirazione per il suo nuovo libro.

“Non ho mai capito l’importanza di una Musa (…) finché, un bel giorno, non mi capitò di iniziare a scrivere un racconto davvero importante per me, una storia speciale cui tenevo molto, e molto delicata, se non altro perché il protagonista della vicenda è esistito davvero, cento anni fa. Chiamiamolo Günther, anche se non è il suo vero nome. E lì cominciarono i problemi”.

LA SARTA DELLE BARBIE

Illustrazione realizzata per il numero 19 “ Mestieri strani e dove trovarli “

Intervista a Pierina, una signora di 70 anni che di professione progetta e realizza abiti preziosissimi per le  Barbie.

“Le mie prime Barbie sono state quelle delle mie nipoti. Me le hanno lasciate quando sono diventate grandi: ho promesso loro che nel momento in cui avranno dei figli gliele restituirò. La prima Barbie che ho comprato, 15 anni fa, era una bambola del 1966, con lunghi capelli biondi. Ora ne ho 120, tra cui tre da collezione: Marilyn Monroe, Diana Ross e Cher.”

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